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Non c'è modo migliore che comunicare con le immagini.

Gli ultimi lavori

“Per riabitare i paesi ci vuole una nuova religione, la religione dei luoghi” scrive Franco Arminio e i dipinti di Luigi Fuschetto sono a modo loro un piccolo atto di fede. I colori, l’azzurro e il bianco del cielo, il verde dei prati e il giallo cangiante del grano, le forme e la scelta dei soggetti sono un continuo rendere omaggio ai luoghi dell’entroterra. Come preghiere laiche, a ogni pennellata i dipinti evocano la bellezza discreta e fiera dell’Italia interna e trasfigurano i paesaggi del Fortore in altrettante metafore di una marginalità assolutamente immeritata. “Un posto quanto più è piccolo più è grande e – continua Arminio – quanto più è ai margini tanto è più centrale

"La mostra - intitolata “Entroterra” e a cura dell’Arciconfraternita di Sant’Anna dei Lombardi e San Carlo Borromeo nonché della Cooperativa Sociale ParteNeapolis - raccoglie le più belle opere di Fuschetto che nella sua San Marco dei Cavoti, dove svolge tutt’altro mestiere, a un certo punto della vita ha deciso di cimentarsi nella pittura esordendo ultracinquantenne. E con risultati straordinari che provano come la vera arte possa nascere anzitutto dall’anima e dal sentimento e non soltanto nelle accademie o sotto la guida di grandi maestri. Autodefinendosi “dilettantista”, ha potuto difatti esprimere liberamente in ogni opera i suoi stati d’animo trasponendoli nei tratti di una pittura affascinante e coinvolgente che per certi versi richiama lo stile di Monet, di Van Gogh e di altri artisti del passato, molti dei quali però ritraevano campagne e paesaggi nel desiderio di fuga dalla città che già ben oltre un secolo fa iniziava a trasformarsi in metropoli.

da "Realtà Sannita"

da "il Roma"

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